In questo periodo storico il sistema economico cerca di risparmiare, cioè aumentare i profitti, creando una nuova forma di schiavitù chiamata precariato. Col precariato non si versano contributi, quindi niente pensione, e si è pagati poco. Inoltre l'azienda può stipulare col lavoratore un contratto di qualche mese e, poi, lasciarti a casa. Questo può essere vantaggioso per l'impresa ma è insostenibile per il lavoratore che non potrà in questo modo avere una vita tranquilla. Tutto questa situazione, ben peggiore di quanto si possa immaginare, unita al vento africano

hanno alimentato i due aspetti principali di una rivolta: da una parte il malcontento e dall'altra l'occasione e il coraggio di manifestare tale malcontento. Se in Spagna questa sinergia si è già manifestata, in Italia tale unione stenta a decollare, forse a causa dei mezzi d'informazione che rallentano e nascondono questo tipo di proteste. Sarebbe però riduttivo parlare delle proteste spagnole come semplice espressione di un'incertezza economica e lavorativa. Bisogna unire anche la sfiducia verso un sistema politico considerato corrotto e incapace, sentimento che gli spagnoli hanno in comune con noi italiani. Ad ogni modo tale protesta è destinata a spandersi e a cambiare il volto delle democrazie occidentali, rinnovandole e magari rendendole più democratiche.
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