L'Ue continua ad ignorare i problemi dell'informazione nei suoi paesi membri, come Italia e Francia. Ricordo che mesi fa vi fu una proposta di alcuni europarlamentari italiani per una legge europea sul conflitto d'interessi ma tale proposta, a causa della maggioranza dei popolari nel parlamento, venne bocciata e respinta. Con questo voto contrario il Ppe ha legittimato la dittatura di Berlusconi nel Belpaese optando per una politica attendista e di non interferenza ma, come ricordava Martin Schultz, "l'Italia non fa parte dell'Unione Europea?". La particolare situazione italiana può influenzare l'Unione più di quanto si possa pensare e contagiare gli altri paesi con la sua "malattia" mediatica o, in caso di caduta di S. Berlusconi, innescare una crisi politica o sociale e quindi anche economica che avrebbe influenze non trascurabili sulla tenuta del vecchio continente. Diverso è invece il caso della Francia che, rispetto all'Italia, gode di una libertà d'informazione maggiore. Ciò nonostante secondo alcuni Sarkozy influenzerebbe i media con pressioni varie, quali telefonate ai direttori, o con amicizie nei punti chiave dei mezzi d'informazione. Anche ignorando queste critiche non si può non notare la classifica sulla libertà d'informazione di Reporters Sans Frontiers dove l'Esagono si posiziona 44º, poco al di sopra dell'Italia che risulta 49º. Anche altri paesi non sono ben posizionati (Spagna 39, Portogallo 40) e altri fanno rizzare i capelli (Romania 52, Grecia e Bulgaria 70) e secondo il direttore di RSF la situazione è peggiorata. Le mie preoccupazioni sorgono spontanee: il Ppe ha votato contro per interesse o per ignoranza? Quand'è che le istituzioni dell'Unione prenderanno seriamente il problema della libera informazione?